Piazza Saffi

A Savona, la mattina del 22 novembre, ogni attività è sospesa. Sono trascorsi due giorni dall’attentato di via Giacchero e i sindacati hanno proclamato uno sciopero generale di protesta in tutta la provincia.

Alle 9.30 piazza Saffi e le strade circostanti sono già gremite di folla: sta iniziando la più grande manifestazione che si sia mai svolta a Savona. Davanti al palazzo del Governo, in un mare di striscioni e cartelli, si sono via via raccolte almeno 25.000 persone.

Al termine del discorso, un interminabile serpente di folla – più di 4 km – attraversa la città e si scioglie al Prolungamento a mare, quasi in un ideale pellegrinaggio: ad un centinaio di metri di distanza sorge infatti via Giacchero.

Savona, la mattina del 22 novembre, appare una città paralizzata. In porto, nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, ogni attività è sospesa; anche i trasporti pubblici sono bloccati e tutti i negozi tengono le serrande chiuse. Sono trascorsi due giorni dall’attentato di via Giacchero e i sindacati hanno proclamato uno sciopero generale di protesta in tutta la provincia.
Alle 9.30 piazza Saffi e le strade circostanti sono già gremite di folla: sta iniziando la più grande manifestazione che – a tutt’oggi- si sia mai svolta a Savona. Davanti al palazzo del Governo, in un mare di striscioni e cartelli, si sono via via raccolte almeno 25.000 persone: operai, impiegati, studenti, insegnanti; donne e uomini, giovani ed anziani. In segno di solidarietà, folte rappresentanze di lavoratori sono arrivate anche dalle altre province liguri (nella delegazione dell’Italsider di Cornigliano c’è anche il sindacalista Fiom Guido Rossa, che, cinque anni dopo, verrà assassinato dalla colonna genovese della Brigate rosse).

L’oratore ufficiale è il segretario aggiunto della CISL Luigi Macario; al suo fianco, sul palco, il sindaco, il presidente della provincia, i rappresentati dei partiti dell’arco costituzionale e delle associazioni partigiane. La piazza osserva un minuto di silenzio in memoria di Fanny Dallari, la prima vittima di via Giacchero, spirata da poche ore. Ma la città non è rassegnata. Nel popolo che si assiepa, composto e raccolto, davanti alla Prefettura, è contenuto infatti un simbolico messaggio per i rappresentati del governo centrale: dopo cinque attentati in dodici giorni, occorre imprimere una svolta decisiva alle indagini, trovare al più presto mandanti ed esecutori
Nel suo discorso introduttivo, il segretario della Camera del Lavoro di Savona, Santo Imovigli, è stato molto chiaro: “Raccogliamo la sfida barbara di questi massacratori. Ma sappiano i fascisti che non ci saltano i nervi, non saremo presi dal panico. La nostra risposta è salda, senza sbandamenti, senza la tentazione di rompere le righe”. E’ altrettanto nette hanno risuonato nella piazza le parole di Macario: “ A Fanny Dallari va l’estremo saluto nostro e dei milioni e milioni di lavoratori che, con lo spirito, sono qui con noi in questa piazza. E qui assumiamo un grande impegno: fronteggiare in maniera adeguata questa grave situazione consapevoli del ruolo democratico e antifascista della classe operaia. Non dobbiamo cedere alla paura se non vogliamo dare maggiore spazio al fascismo. Per il fascismo nel nostro Paese non c’è spazio politico. Noi da qui lanciamo un invito perché lo Stato adotti in via definitiva una strategia d’attacco al fascismo e alla magistratura diciamo: mettiamoli dentro questi fascisti e teniamoli dentro!. ”

Al temine del discorso, comincia lentamente a prendere forma il corteo, in testa lo striscione delle tre organizzazioni sindacali, i gonfaloni di Savona e di una trentina di comuni della provincia. Disseminati lungo il percorso, centinaia di agenti e carabinieri presidiano, dalla notte precedente, palazzi, edifici pubblici, scuole e tutte le vie d’accesso al centra della città; al loro fianco, l’imponente servizio d’ordine del sindacato, composto da metalmeccanici e portuali con la fascia di riconoscimento al braccio. Un interminabile serpente di folla- più di 4 km- si snoda da piazza Saffi, attraversa via Paleocapa e via Gramsci e si scioglie al Prolungamento a mare, quasi in un ideale pellegrinaggio: ad un centinaio di metri di distanza sorge infatti via Giacchero, che reca ancora evidenti i danni della bomba esplosa due giorni prima.
Sfilano per due ore, nel centro di Savona, le rappresentanze degli istituti scolastici cittadini, del porto di Savona e Genova, dei dipendenti bancari e ospedalieri, degli stabilimenti industriali della provincia e della regione – un mondo in gran parte oggi scomparso- : Italimpianti, San Giorgio, Ansaldo Nucleare, Tubi Ghisa di Cogoleto, Albasider di Albisola, Fac, Mammut, 3M di Ferrania, Fornicoke di Vado, Tibbs, Funivie Savona-San Giuseppe, Vitrofil di Vado, Fiat di Vado, Magrini.

Savona è diventata una città blindata. Per la la massiccia presenza delle forze dell’ordine, ma anche grazie alla costante espansione della vigilanza democratica: sette- ottomila persone ( 1/10 della popolazione totale) che, invece che chiudersi in casa, hanno scelto di presidiare e riprendersi fabbriche, scuole, quartieri Nemmeno uno spillo, in quei giorni, potrebbe passare senza essere notato (al punto che viene registrata una riduzione dei furti in casa e degli episodi di microcriminalità).
Gli attentati non cessano, ma, forse anche per queste ragioni, le due ultime bombe di novembre deflagrano, sabato 23, fuori del capoluogo: la prima a Varazze; la seconda sull’autostrada per Torino , nel tratto Savona- Altare.